La regione posta tra la confluenza del fiume Tanaro nel Po era denominata "Plovara" o "Pulveria"; la leggenda dice che San Siro, primo Vescovo di Pavia, intorno all'anno 77 d.C., sostò in zona per le sue predicazioni -probabilmente a Bassignana- e qui venne a contatto con le popolazioni che abitavano il territorio che ora corrisponde a Piovera mutandone il nome in "Piopera", da pia-opera. Altri ne fanno derivare il nome da "Plebata" (da sede di pieve), "Plubera" (da più fertile) o "Pioppeta" (da coltura dei pioppi).
Di fatto la denominazione Plovara sopravvive nel primo millennio per definire la regione fino alla costituzione del centro abitato, dall'VIII al XII secolo, da cui emerge la denominazione Piopera, mutata definitivamente in Piovera alla fine della dominazione spagnola, nel XVI secolo.
Fino alla caduta dell'impero romano la vita nella regione si svolse quietamente; seguirono le invasioni prima dei Longobardi e successivamente dei Franchi.
Sul finire del '700 Carlo Magno dispose la costruzione del "Castrum" di Piovera e Rivellino (anch'esso nel territorio di Piovera); nacque così la prima fortezza, attorno alla quale sorse progressivamente il centro abitato in cui si trasferirono le popolazioni della campagna, sempre più soggette a continue aggressioni e scorrerie.
Insieme con le prime case sorsero le fortificazioni e la porta con il ponte levatoio (ora monumento ai caduti); poiché le mura di cinta non furono mai completate la difesa del borgo era assicurata dall'allagamento del vallo.

All'interno delle mura sorgeva la chiesa longobarda di San Michele, sostituita nel XVII secolo dall'attuale chiesa parrocchiale, mentre fuori dalle mura si trovava la chiesa di S. Giovanni Battista, sostituita dall'oratorio di San Giovanni nel XVIII secolo che conservò la torre campanaria del 1300. In aperta campagna era sita la chiesetta Mariana, risalente forse al VII secolo e ricostruita a metà del XVIII secolo.
Il centro abitato in seguito si estese verso Ponte Goggi, la Salera e San Bernardo; successivamente lungo la strada per Alessandria e nella zona Abrà.
Inizialmente il territorio di Piovera fu un beneficio ecclesiastico, da Carlo Magno fino all'epoca dei comuni, quindi feudo nobiliare, poi dominazione spagnola ed infine regno Sardo-Piemontese.
Si succedettero i casati spagnoli De Sandez, Guzman ed Homodei, ed i Balbi di Genova; con l'estinzione del casato Balbi la proprietà si divide tra Odescalchi e D'Oria fino a pervenire all'attuale proprietario Niccolò Calvi di Bergolo.
Il
castello di Piovera, la cui attuale conformazione risale al XIII secolo, subì numerosi interventi, di cui uno sostanziale durante la dominazione spagnola che lo trasforma da fortilizio a residenza nobiliare.
E' tra i maggiori, per dimensioni, della zona; si tratta di un massiccio edificio quadrilatero, con torri ovali agli angoli e due grandi torri squadrate al centro dei lati maggiori. L'edificio è circondato da un profondo fossato.
All'intorno sorgono innumerevoli edifici con destinazioni accessorie (abitazioni, stalle, depositi, laboratori, ecc.) che formano nell'insieme testimonianza architettonica di notevole pregio.
A corollario dell'edificato il vasto parco (circa 20 ettari), con i suoi viali alberati, le rogge, i prati ed altre edificazioni per le attività collaterali alla vita del maniero.
Tutto il complesso risulta vincolato ai sensi della Legge n.1089/1939 ora D.Lgs. n. 490/1999.
La testimonianza della dominazione spagnola si può cogliere invece all'esterno dell'abitato ove sorgono due cascine, Gusmana e Costantina, il cui impianto risale a quell'epoca.
Dell'altro fortilizio, Rivellino, permane l'antica struttura medievale -anche se nel corso degli anni ha subito rifacimenti e parte degli edifici annessi sono andati distrutti- ben visibile nella campagna a nord dell'abitato.

Queste notizie sono tratte dal libro "Piovera nei secoli, Piovera oggi", edito dal Comune di Piovera, di Carlo Palmo Taverna