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L'attuale castello di Piovera è una poderosa costruzione
in cui si fondono assieme l'antico ed il moderno.
Esso è il risultato di radicali trasformazioni, avvenute nel corso dei secoli, dell'antico
"Castrum Pioperae", citato nei manoscritti a partire dal X secolo.
Le origini del maniero risalgono ai tempi di
Carlo Magno e la sua
funzione era -quasi unicamente- quella di garantire la sicurezza delle
vicine vie di comunicazione e di proteggere le popolazioni della zona
dai predoni.
In seguito la fortezza fu avamposto del feudo locale,
al confine con altri
feudi bellicosi esistenti sulla sponda opposta del fiume Tanaro.
La struttura originaria del fortilizio, nato solo con requisiti di solidità
e di efficienza militare, venne totalmente rivoluzionata nel corso
dei secoli, a seconda delle necessità vigenti.
In particolare durante il periodo della dominazione spagnola (1500-1600)
l'opera di trasformazione del forte fu radicale, dovendosi adattarlo
a residenza marchionale. Vi posero mano dapprima i feudatari spagnoli
dei casati di De Santez, Guzman ed Homodei, poi i Balbi di Genova, loro
successori.
Molti restauri e modifiche alle strutture del Castello si resero necessarie anche
in conseguenza delle distruzioni belliche del secolo diciassettesimo.
Varie volte esso fu occupato militarmente: ad arrecargli i maggiori danni
furono i franco-savoiardi, i quali, nel novembre 1653, per nove giornate lo
saccheggiarono ed infine lo incendiarono unitamente alle case del borgo.
Tra le opere murarie del Castello l'unico manufatto rimasto in parte allo stato
d'origine è la torre situata nell'angolo Sud-Est: intorno al 1950 minacciava di
sfasciarsi nel corpo centrale e crollare, ma se ne scagionò il pericolo
provvedendo a rinforzare e cinturare di ferro le sue strutture traballanti.
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